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Fresche parole di una faccia tosta

Conversione

25 Gennaio 2010, di Mauro

È così pazzesco oggi affermare di credere in Dio? Nella sua Parola? Di volerlo amare sopra ogni cosa?Conversione di San Paolo

Da molti è considerato pazzo chi si decide ad amare Dio, soprattutto chi si innamora di lui con un colpo di fulmine. San Paolo ci mise anni per essere accettato dopo la sua conversione. Tra i diffidenti non manca chi nutre una propria spiritualità, ma che vuole essere consapevolmente confusa, dubbiosa di sé. Per costoro l’esigenza del trascendente si fa sentire, ma l’importante resta non concedere troppo di sé stessi all’Altro, alimentare sempre il dubbio che sia tutta una messinscena. Questa situazione ricorda chi non vuole più innamorarsi nella vita per paura di non essere ricambiato, per la paura della disillusione.

Ma in amore non ci sono queste mezze misure, si vuole conoscere l’Amato, e l’Amato si mostra. Difatti l’esperienza religiosa cristiana non è frustrante, ma liberante. C’è chi non vuol comprendere cosa c’è dietro una conversione: c’è un incontro di persone, un dono fatto e ricevuto (la fede), e un innamoramento che risponde al ricevere per primi un Amore che cambia il cuore. In una conversione c’è tutto questo.

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Il cammino di Francesco

23 Ottobre 2009, di Mauro

Sentiero 50 per il SubasioNo, non parlerò del mio cammino, ma di quello di Alice. Camminodifrancesco è il blog di una pellegrina che ha deciso di postare foto e qualche riga del suo diario in diretta web. Il blog è linkato direttamente nell’home page di tiscali: una pubblicità niente male! Anch’io sto seguendo il blog, in attesa di vedere qualche foto dai luoghi che ho attraversato un anno fa, per vedere se lei ce la farà a non smaciullarsi le ginocchia, per capire se fa a tutti lo stesso effetto, sicuro che non sarà così. Perché nasce un legame misterioso tra coloro che calpestano le stesse strade, e sono sicuro che centri qualcosa con la comunione dei santi. Ma credo che il grosso del blog siano i commenti dei visitatori, che vogliono salutarla, incoraggiarla, riflettere sul senso del cammino, e chiedere preghiere. Ma anche criticare… sì, perché qualcuno ha storto il naso alla spettacolarizzazione di un pellegrinaggio francescano:

da  altro.blog.tiscali.it:
La spettacolarizzazione di un tragitto di fede che dovrebbe essere profondo meditato  mistico sofferto pure non mi convince. mi lascia l’amaro in bocca. l’ostentazione  quotidiana  ed iconograficamente documentata dello spirituale evento  ha il sapore dell’ultimo reality. quello della fede. stona clamorosamente con lo spirito e la filosofia di vita di Francesco. un resoconto  asciutto reale  sentito privo di inutili  orpelli compilato a conclusione del percorso in solitaria capace di evidenziare i dubbi le incertezze i tormenti e  le contentezze di quel sacrale tragitto, sarebbe stato più efficace utile significativo. e avrebbe fatto emergere meno dubbi sull’autenticita dell’intera operazione. La  fede quella vera  se c’è o se si avverte l’esigenza di cercarla o ricercarla non vuole lustrini luci e paillettes. si alimenta di per sè. è quello il vero miracolo.

Forse non ha tutti i torti. Ma accostare un pellegrinaggio ad un reality qualunque credo sia troppo. Dei comuni reality mancano il vuoto dei contenuti, il litigio, la pervasività della ripresa, il gioco, le eliminazioni e il premio finale. Tuttosommato i contenuti non sono così privati, non sono stimolati ad arte, e soprattutto sono sotto il pieno controllo della pellegrina, che sceglie cosa condividere e cosa no. Certo, però, c’è comunque il rischio di un po’ di vanità…
Questa è stata la mia risposta:

Ho fatto anch’io quel cammino, però dalla Verna ad Assisi. Alice ancora non ha attraversato quei sentieri, e non vedo l’ora di vedere qualche foto, qualche pagina che mi ricordi gli stessi miei passi di un anno fa.

Non fu facile.

Erano quasi sempre 30km di cammino al giorno, che impiegavano a volte punte di 10 ore, tra salite ripide lunghe e faticose, e discese ideali per rovinarsi le ginocchia… Io mi sono beccato una tendinite, ed andavo avanti grazie all’aulin! Lo zaino mi pesava da morire, anche se portavo solo un cambio estivo (e quindi leggero!), sacco a pelo e sapone.

Ti assicuro che in quelle condizioni, con un ideale alto per cui camminare, una meta degna di innumerevoli problemi e fatiche… tutto il superfluo lo butti alle ortiche!!! Saltano tutti i riguardi umani, i sorrisetti finti, le maschere. Le vanità vengono abbandonate come il peggiore dei pesi da portarsi addosso.

Quel cammino è in sé stesso un’occasione di penitenza: o ti sgrassi un po’, o lo abbandoni, questo è il bello! Per cui la mia opinione è che se Alice continuerà il suo blog ED anche il suo cammino, non sarà per ostentazione, vanità, desiderio di celebrità.

Del resto le cose belle vanno condivise, dopo averle maturate nel profondo della propria solitudine. Spesso sono solo foto, e qualche riga… lo stretto indispensabile per comunicare una bellezza e una gioia che non può restare chiusa nel proprio cuore! Nessun pellegrino rinuncia a foto e diario, e a parlare per ore della propria esperienza. Siamo uomini e siamo sociali!

Certo, qualche dubbio ce l’ho anch’io: perché la pubblicità su tiscali? perché le interviste? A queste domande il cammino stesso imporrà le giuste risposte, ve lo assicuro.

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Fate questo in memoria di me

24 Agosto 2009, di Mauro

Riprendo dal blog Cantuale Antonianum uno scambio di opinioni tra me e un certo d.mercenario, fatto nei commenti.

d.mercenario scrive:

A proposito della liturgia della riforma conciliare occorre anzitutto spazzare via una serie di equivoci che ancora gravano pesantemente sul modo con cui la comprendiamo: questo a causa di un nuovo fenomeno di arretramento ritualistico, che per sconfiggere il revival tridentino, cerca di farne proprie alcune posizioni.
Così si afferma che la liturgia, per restare se stessa, non possa essere ridotta a “funzione” o “occasione” per una “comunicazione diversa”: ma questo non è altro che panliturgismo sotto mentite spoglie e chiusura alla vita: non è il rito che giudica la vita dall’esterno, ma la vita che giudica il rito e lo sconfessa quando sconfina nel magismo e nella superstizione. Gesù non ha cert fondato una liturgia, quindi è scorretto e viziato di tridentinismo dire che la liturgia
stessa e’ “comunione originaria”con lui. L’ideologia della liturgia come fonte e culmine cancella l’esperienza dello Spirito che soffia dove vuole, quindi non necessariamente soffia nella liturgia. Non ha senso parlare come i tridentini fanno di ex opere operato, anche nella ritrascrizione caseliana come Mistero che rende presente l’Evento. Simili teorie smentiscono la rivoluzione rahneriana: non è certo il sacramento la via privilegiata di comunicare con il Signore.
Checchè ne dica il tridentinismo di ritorno che si veste di ritualismo nonvusordo, la liturgia non è “culmen et fons”, “culmen et fons” è la vita terrena ripiena di Spirito anche in modo atematico: questo è il vero sacramento fondamentale.
La chiesa, nella versione ritualistica tridentina o postconciliare, teme il mondo e lo rifiuta, oppure o strumentalizza per interessi di potere. La società secolare ha dimostrato l’inutilità di ogni strategia di manifestazione e copertura, rifiuta una chiesa esoterica, intimistica e pudibonda, come rifugge da ogni chiesa compromessa col Potere ed essa stessa Potere. Oggi è il seculum che ha da dire, come capì Bonhoeffer. Non basta dirci conciliari per non essere integralisti, se non si assume come teologumeno e liturgoumeno il mondo profano!
d.mercenaro 

la mia risposta:

Caro d.mercenaro,
Gesù forse non ha fondato “una” liturgia, ma ha detto chiaro e tondo: “fate questo in memoria di me” dopo averci dato il suo corpo ed il suo sangue nell’apparenza del pane e del vino.

Gesù dice poi: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Se questo non è “fonte e culmine” della Vita, non so davvero cosa possa esserlo. A questo punto deve esserci pure un modo “pratico” per obbedire a Gesù: “fate questo… mangiate… bevete…”. E qui nascono i riti, che poggiano necessariamente la loro formulazione alle fondamenta apostoliche, degli inizi, dei testimoni oculari. Questi riti agiscono ex opere operato semplicemente perché Dio ci concede di obbedire ai suoi comandi, con la sicurezza della fede di averlo fatto davvero. Se i sacramenti non agissero ex opere operato, saremmo in balia dell’incertezza, della soggettività, dello scrupolo, e di altre diavolerie che non concedono pace.

Non esiste Vita nello Spirito che escluda la Via, la Verità e la Vita (=Gesù, e il suo corpo, e il suo sangue). Se lo Spirito dà la Vita, noi sappiamo Chi è la Vita, e “come” si dona a noi: attraverso il suo Corpo, il suo Sangue, e di conseguenza, il suo Spirito.

Con un’altra prospettiva possiamo pensare: come possiamo ricevere lo Spirito, che è l’Amore dell’Amante (il Padre) per l’Amato (il Figlio), se non ci innestiamo nell’Amato? Solo innestandoci nel Figlio, possiamo ricevere lo Spirito: come figli nel Figlio. Ora le parole di Gesù sono chiarissime : “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”.

Non c’è altra strada per andare a Dio, se non per la Via, se non con l’Eucarestia, se non nel Santissimo Sacramento.

Lo Spirito soffia dove vuole, e nella sua libertà ha voluto soffiare nei cuori che si nutrono del Corpo e del Sangue del Signore Risorto.

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Metamorfosi

19 Luglio 2009, di Mauro

deviazioni recitativeLa Compagnia Teatrale Imprevisti e Probabilità presenta un’imperdibile viaggio interiore nel mito con Metamorfosi, un copione ispirato all’opera di Ovidio, e vincitore dei Tony Awards 2002. Saranno ancora in scena lunedì 20 luglio alle 21.15, presso la Corte Comunale di Formia.

Ieri sono stato alla prima: l’impressione è di entrare con naturalezza in un tempo in cui mito e storia sono contemporanei, e dove il mito è vivo, operante nella storia collettiva, come in quella individuale. Il mito è stato attualizzato con una continua contaminazione tra mito e realtà odierna, fino al punto di veder psicanalizzato il giovane Fetonte. Tuttavia non è mai stato semplicemente modernizzato: restavano riconoscibili i tratti misteriosi e affascinanti di un epoca lontana, dominata da dei e demoni, dai loro capricci e dalle loro virtù, dalle forze di una natura ancora non pienamente dominata. Ad esempio, il pianto di Alcione alla partenza del proprio Ceice, che teme di non rivedere mai più, non avrebbe senso nella modernità, sicura com’è delle proprie conquiste. In platea abbiamo vissuto un mito “attuale”, non solo grazie ad abiti, temi, e situazioni spesso moderne, ma soprattutto perché è stato possibile entrare nella scena e nei personaggi, nei loro vizi e nelle loro virtù, ed è stato immediato leggere la nostra storia con le categorie del mito, che è tornato al suo compito di smascherare, educare e guidare nell’introspezione. Questa sapiente rappresentazione è stata in grado di donarci uno sguardo profondo sulle leggi dell’animo umano, tanto dimenticate quanto lo sono gli dei antichi a cui si attribuivano quelle forze. Queste leggi si possono dimenticare, ma non perdono di forza. Così si ricorda come il disprezzo del sacro ci renda ingordi e autodistruttivi, o come chiudersi all’amore possa portare soltanto ad amare più dolorosamente. Che il destino dell’anima sia di guardare in faccia all’amore, senza temerlo, o come possa capitare di essere semplicemente generosi con lo straniero, e ritrovarsi ad ospitare un dio.

Regia di Raffaele Furno. In scena Raffaele Furno, Anna Fraula, Massimo Palmaccio, Soledad Agresti, Janos Agresti, Mariella Capraro, Simona Noce, Valentina Fantasia, Benedetta Verrengia, Elvezia Colella, Giulia Frigerio.

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La gioia dell’altezza

19 Gennaio 2009, di Mauro

Eri nel solco di un fioco lamento,
non volevi mollare, e mugugnavi.
Ma il tuo destino è volare sul vento
per vedere da altezze che ignoravi.

Raccoglievi i tuoi fiori sul cemento,
di notte, senza luna, li portavi
a chi non sente. Ma il tuo sentimento
è una fragranza di gioia per gli avi.

Gli eventi susseguenti casualmente
solcano strade mentali nascoste,
che all’apparenza privano di scopo.

Ma il senso sarà chiaro molto dopo,
quando la gioia darà le risposte
e colmerà il tempo, il cuore e la mente.

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Grazia

10 Dicembre 2008, di Mauro

Mi rincuori con suoni di bellezza,
mi sollevi dal buio di notti grevi
con la forza, la grazia, e una carezza
che tra note e parole mi porgevi.

Nelle tue melodie doni l’ebbrezza
di alchimie profondissime e ’sì lievi
che può sparire la mia pesantezza,
la mia carnalità, con voli brevi.

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Piange il suo volo…

12 Novembre 2008, di Mauro

Piange il suo volo il mio cuore senz’ali,
io, nel vuoto di un sole che non luce.

Ricomincio da qui, con due sinceri endecasillabi sciolti. Sono stato troppo tempo all’asciutto di versi, e si sente. Putroppo ho lasciato troppi sontintesi, perdonatemi. Cosa sono le ali? Cosa è questo sole che non luce? Cosa è il volo del mio cuore? Chissà, forse un giorno conoscerò il modo per dirlo.

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Eluana eleison

19 Luglio 2008, di Mauro

Van Gogh - Notte stellata“Ho sete” sussurrava mia sorella,
e sognava acque azzurre. Tutt’intorno
silenzio. Aspettavamo il suo ritorno,
e non capimmo che ormai era una stella.

E ho chiesto a un astro se la notte è bella,
se aveva senso non vedere il giorno,
se il suo fisso silenzio fosse adorno
di pace. Spazio incolmabile: quella

è la risposta. Preferimmo il niente.
Volemmo spegnere il cielo stellato
perché era irraggiungibile, e silente.

Ma la sua sete le strinse il costato
fino a fermare il fiato alla sorgente.
Pietà di noi, non t’abbiamo ascoltato.

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Brezza

18 Maggio 2008, di Mauro

Mi lascio accarezzare da una brezza
che istilla nella mia anima dolcezza.

P.S.:perdonatemi la rima baciata, so che è sgradevole! Ma quella sera non ero in grado di fare di meglio. La pubblico perché mi ricorda una bella serata, e un bel momento…

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Posare…

8 Maggio 2008, di Mauro

Posare un petalo sulla tua guancia.
Guardarti nella pace di un bel sogno.
Dolcezza nella sera.

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